SOLO VALIGE DI CARTONE PER CARROZZE DI III CLASSE

Il mondo non è diventato quel brutto posto che è perchè ci sono pochi cattivoni a comandarlo. La colpa è della massa di sgherri striscianti che chiede di essere comandata e sottomessa per qualche briciola di pane raffermo...

Non dimentichiamolo mai (lo scrivo anche per me), la lotta, quella vera, si fa fuori da internet, con il mouse non si cambia il mondo.

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venerdì 14 gennaio 2011

Mirafiori: l’essenza.

 

(Questo pezzo non entra in dettagli tecnici o in diatribe.  Questo è solo un lungo pensiero, scaturito da un’immagine, di un vecchio operaio che piange attaccato alle sbarre della fabbrica torinese)

operai

 

Nella mia mente ho scritto questo pezzo più e più volte.  Su Mirafiori ho letto tantissimi articoli e opinioni, ho letto tutto e il contrario di tutto. Per  quanto volessi fare un articolo che contemplasse l’aspetto sindacale, economico e i vari punti dell’accordo, alla fine ho deciso di concentrarmi sull’essenza: i lavoratori.

Sempre quelli….

Mentre i dottrinanti economisti ci vogliono dire che la fiat è ora impresa multinazionale, non quindi un’impresa nazionale, che deve rispondere a leggi di mercato globali, dove gli operai devono essere considerati come costi e quindi alla stessa  stregua razionalizzati, i giornali ci ricordano di badare alla crisi internazionale, e buona parte dei sindacati esalta il miliardo di euro d’investimento e si accontenta di sentire la parola “lavoro garantito”, tralasciando le reali condizioni lavorative (e la parte dissenziente FIOM, dissente soprattutto per ragioni legate alla rappresentanza ahimè)  io mi concentro sui lavoratori.

Immaginatevi da piccoli, mentre siete intenti a fare i vostri giochi di marmocchi, e vostra madre vi chieda cosa volete fare da grandi:

“Lo scienziato”, mamma, “l’astronauta….” e cose roboanti del genere.

E vostra madre, la quale casualmente può leggervi il futuro, guarda la sua bella sfera di cristallo  e vi dice  recitando strane formule magiche in lingue ormai desuete e dimenticate:

“Ah figliolo, ecco la magica sfera che il tuo futuro mi svela…non sarai scienziato e neanche astronauta, operaio sarai, figliolo. Avrai una moglie che bene ti vorrà e un bel marmocchio proprio come lo sei te adesso. Ma all’alba e alla notte ti leverai dal letto e dal letto alla  fabbrica andrai, che sia neve, sia pioggia o sia sole.  Per dieci gaudenti ore sempre li starai, muovendo le braccia prima a destra e poi a sinistra, avvitando coi pollici prima in senso orario poi in senso antiorario e  piegando il tuo bacino prima in basso poi in alto…. per dieci cento volte lo ripeterai e senza fermarti mai…. (tranne un paio di volte  per dieci minuti). In bagno veloce veloce il tuo panino mangerai, e alla fine con la schiena rotta a casa tornerai. E  quando in fabbrica più andar non ci vorrai,   sottrarti non potrai, se il mutuo vorrai pagar e il tuo figliol imboccar.”

Avrebbe firmato qualcuno? Si, direte, poi da bambini si vede il mondo in maniera distorta, si sogna troppo. Ma un bambino che direbbe a sua madre dopo una rivelazione del genere, che per quanto generica, sommaria, condensata, raffazzonata descrive beffardamente   la vita di migliaia, forse milioni di persone mentre il Marchionne di turno osserva il magnifico spettacolo delle formichine dal suo attico e si gusta un bel cocktail d’ultimo grido acquistato con la somma di duemila stipendi di quelli che in fabbrica si fanno un mazzo tanto.

Qualcuno dirà: ma che vuoi, questo è lavoro! Questo è il tuo pane. E frasi tipo “non sputar sul piatto dove mangi”. Solite frasi risibili, quando in gioco è la tue esistenza.

Perché a pensarci bene, per dirla come la direbbero alcuni economisti, dieci ore di lavoro in fabbrica sono un costo opportunità esistenziale. Sono il costo derivante dal mancato sfruttamento dell’opportunità chiamata Vita che arriva una volta sola, dal mancato sfruttamento della propria affettività coniugale, genitoriale, dal mancato sfruttamento delle proprie passioni, dal mancato sfruttamento di un congruo numero di ore all’aria aperta e pulita.

Non vi pare anche questo un costo? La domanda è: quanto è alto?

Sarà che sono io il pazzo, ma non sento nessuno (o quasi) fare delle constatazioni tanto evidenti.

Seconda cosa: è se il no vincesse? Se Marchionne ritirasse il miliardo di euro e Mirafiori chiudesse? (Cosa che non avverrebbe comunque nel breve).

Oltre cinquemila operai a spasso, a cui si devono aggiungere altri 70 000 dell’indotto.

E se  quei 75 000 esasperati cominciassero a protestare furentemente e violentemente? (utopiaE se per ripicca, l’italiano, ogni italiano, diventato consumatore etico e autocosciente smettesse di comprare auto fiat?  O addirittura il consumatore decidesse di non comprare nessuna macchina senza la certificazione che essa è stata costruita “senza barbaro sfruttamento operaio”, come accade per  le etichette “Dolphin Safe” che si mettono alle scatolette di tonno.  (fantascienza).

Alla fine la verità la dicono le lacrime di quell’anziano operaio che piange attaccato alle sbarre della fabbrica torinese, lacrime dense di storia e di lotte, salate da sconfitte e vittorie, negli anni caldissimi tra il 68 e il 71 e in quelli della crisi del ‘73, quando nonostante si fosse anche li in un momento di grandissime ristrettezze, quegli uomini erano ancora capaci di salire in groppa al carro della storia, immemori della loro pavidità.

Qualche giorno fa invece a Mirafiori, nella calca generale, qualcuno gridava:

Entrano operai ed escono schiavi”.

 

Davide.

 

 

 

 

 

13 commenti:

Adriano Maini ha detto...

Non é più democrazia.

Zio Scriba ha detto...

Sì, sarebbe innanzitutto ora che tutti, operai compresi, smettessero di chiamare opportunità il lavhorror schiavistico e il barbaro sfruttamento operaio. Parliamoci chiaro: quella sfera di cristallo poteva portare i più sensibili e deboli e sognatori fra quei bambini a suicidarsi molto precocemente. Io nell'idealizzazione similreligiosa del Lavoro con la elle maiscola vedo il trionfo, come diceva Russell, dell'Etica degli Schiavi. La tanto decantata tecnologia dovrebbe portare parte dell'industria a essere completamente robotizzata (ci rendiamo conto che si usano i robot per la chirurgia cardiaca a distanza?!) e un'altra parte (tipo fiat) ad essere semplicemente eliminata o riconvertita perché inutile e dannosa all'umanità. Naturalmente a quel punto, per non avere in giro masse di disperati affamati, bisognerebbe discutere di riorganizzazione dell'economia e di distribuzione dei beni. Utopia? Ovvio.

Davide. ha detto...

Che uno arrivi, Adriano, a proporre misure dall'alto e dica se non è così me ne vado e porto lo stabilimento da un'altra parte, sicuramente non è democrazia. A lungo poi rifletto sul termine democrazia e mi chiedo poi che senso reale abbia e se ne abbia mai avuto. Oppure che non sia la solita frittata rivoltata al contraria a cui hanno dato un altro nome ma che dice sempre che i pochi sottomettono i molti.

Non so Zio se ella tua analisi dove citi Russell, ti riferisci all'interessantissimo "Elogio dell'ozio". Un libro di cui è bene proporre la lettura.Indubbiamente si potrebbe robotizzare ogni processo industriale. Lo stesso Russel scrive nel medesimo libro che se non ci fosse qualcuno a sgobbare duro, anche per quelli che devono pensare (perchè o si lavoro o si pensa) la società non avrebbe fatto i progressi che ha fatto. Non credo che i vari Aristotele e Platone stessero ora a sgobbare in campagna. L'utopia che proponi: ridiscutere l'organizzazione dell'economia...eheheh certo non può partire dall'alto....

Kylie ha detto...

Il fatto è che si tratta della Fiat, di una realtà sovranazionale. In piccole fabbriche le condizioni non sono migliori, anzi.
Vicino a me c'è una realtà molto simile con un contratto sottoscritto con i sindacati tanti anni fa e con una situazione peggiore di quella prospettata da Marchionne.

mark ha detto...

Per il benessere di pochi i diritti vengono sormontati...il nuovo schiavismo è realtà.

http://correntedipensiero.blogspot.com/2010/06/il-referendum-della-fame-e-dei-numeri.html

Gianni ha detto...

Non è mai stata una democrazia.
Una democrazia rappresentativa con questi "rappresentanti" è una falsa democrazia!!!
Nella realtà è una pseudo-democrazia con da una parte il re, dall'altra i sudditi.

Davide. ha detto...

kylie hai ragione e non lo metto in dubbio, si parla della fiat perché è grande ma ci sono realtà anche peggiori.

Mark ho letto l'ultimo pezzo d Barnard sugli operai Fiat è lo condivido in toto: non si lotta più per i diritti, si lotta per la cella: se dev'essere di due o tre metri.

Gianni: i sudditi dovrebbero identificare il re...ci sono troppi re additati come tali che non sono re. Una volta capito chi sono i re si può anche pensare a come detronizzarli.

Simone ha detto...

Non è più democrazia?
Dipende da cosa intendiamo per democrazia. Se intendiamo quella rappresentativa, elettiva, occidentale nata nell'Atene di Clistene e di Pericle... allora direi che siamo in una democrazia compiutissima arrivata alla perfezione dopo duemila anni di inganni e truffe... una democrazia in cui i potentati economici scelgono una serie di potenziali amministratori delegati e poi permettono al popolo di stabilire con elezioni quali tra loro devono governare la cosa pubblica. Ma sempre nomeklatura del potere economico sono.

Se con democrazia intendiamo la partecipazione attiva e diretta del popolo, invece, allora no, non siamo in democrazia, siamo all'estremo opposto.

Di certo mi interessa molto il tuo passaggio sulla centralità della vita umana. Tutto, dopo la decadenza imposta dai Lumi, è centrato sull'economia e sull'utilitarismo. La scomposizione della Persona in Individuo, attuata dall'Illuminismo, impedisce di agire secondo logiche che davvero tendano alla soddisfazione umana.
Oggi quando un parlamentare propone una legge questa deve tendere al profitto di qualcuno e allo sviluppo economico.
Immaginate un politico che proponga una legge, per esempio la riduzione dell'orario di lavoro, non in base a logiche economiche ma perché "farebbe bene alla salute e permetterebbe di avere più tempo libero per gli interessi personali". Ve la immaginate una motivazione del genere portata nell'agone politico?
Sarebbe pazzesco.
Per me invece è pazzesco pensare che sarebbe pazzesco...

Adriano Maini ha detto...

Davo per scontata, nel mio primo commento, la posta in palio alla FIAT Mirafiori con il famigerato accordo. La cosa più grave é la limitazione al diritto di sciopero: in un Paese tornato normale cassabile per via giurisdizionale. Quello che, poi, fa ancora più rabbia é che tutti gli attacchi sferrati da Marchionne, compresi quelli alle condizioni di lavoro degli operai, si reggano su una colossale montatura: si maschera il fatto che la FIAT non é più competitiva sul mercato perché carente di ricerca e sviluppo.

kentoo ha detto...

Io ho parecchi limiti e davvero non riesco a capire il nesso logico che unisce il discorso FIAT al discorso sulla democrazia. Davvero.

Il problema negli stabilimenti italiani e' la produttivita': se in italia si produce il 14% di quello che si potrebbe produrre, e' un problema. Spero che di questo ci rendiam tutti conto.

Che in brasile e polonia siano invece quasi al 90% e' un fatto.

Che in Canada abbiano garantito a Marchionne un'efficienza simile a quella del brasile e' un altro fatto.

Ora, se Marchionne (il primo in Italia a porre il problema della produttivita', finalmente) sogna di andare in Canada - e non parliamo di terzo mondo, ma di un posto ove mediamente i salari sono abbastanza piu' alti di qua - io cercherei di pensare razionalmente alla possibile soluzione del problema piuttosto che portar la questione a livello di lotta politica e/o di principi.

E - in definitiva - la cosa mi fa anche incazzar parecchio, ché esiste una grossa fetta di italiani che non ha nemmeno la meta' dei diritti di un operaio FIAT eppur e' pragmatica e produttiva.

Vabe' a scriver sono una chiavica, ma spero di non esser malcompreso: forse - ma forse forse - dovremmo far TUTTI QUANTI un bel bagno nella realta' imprenditoriale E lavorativa odierna.

Davide. ha detto...

Sicuramente la parola democrazia oggi è abusata dai media in ogni accezione, anche quella che non ha.
Quindi nei termini in cui hai posto la questione, Simone, non posso non trovarmi in accordo.
Nell'articolo che volevo fare all'origine volevo concentrarmi sui vari aspetti dell'accordo ma poi ho pensato di considerare chi ne pagava le conseguenze: ossia sempre gli ultimi.

Credo Adriano la ponesse nella sua accezione più ampia. Spesso ci si riferisce alla nostra democrazia come al "migliore dei mondi possibili" con una serie di diritti che erano stati acquisiti e che ora andiamo perdendo. E considerando la memoria storica dello stesso Adriano credo che il termine democrazia abbia un valore molto diverso dal mio o dal tuo, ma sul termine in se non si discute: il senso è quello che hai dato tu.

Davide. ha detto...

Kento poni l'accento sulla produttività.
Parlare di percentuali e di dati statistici così come fanno i nostri politici
a me non piace.
Partiamo da un dato comunque che ci aiuta a capire: sul costo della produzione di una macchina
fiat, il costo d'incidenza di un lavoratore è in media del 7- 8%. Un costo dunque abbastanza trascurabile
nel complesso.

Una delle critiche maggiori portate al "nuovo" modello fiat è proprio sul fronte
della produttività. Non è stato fatto nulla per aumentare la produttività della fabbrica
non sono stati inseriti incentivi e non vedo come togliere delle pause di recupero psico fisico
possa aumentare la produttività, non vedo come un turno di dieci ora possa aumentare la produttività.

Prova a immaginarti tu dentro una stabilimento dopo nove ore di lavoro: alle decima come sarebbe
la tua produttività, saresti bello arzillo?

In realtà una delle maggiori critiche che è stata fatta a questo accordo, da alcuni critici non certo con gli operai, è
stata proprio quella che quest'accordo non portasse nulla di veramente nuovo e "moderno" a livello di ciclo produttivo
della fabbrica.

Che in altre realtà i diritti siano meno garantiti che in fiat questo è sicuramente possibile
ed è sicuramente veritiero.

Comunque ti riporto una lettere scritta dagli operai polacchi a quelli della fiat

http://www.gliitaliani.it/2010/06/i-lavoratori-fiat-polacchi-scrivono-a-quelli-di-pomigliano/

Poi voglio farti una domanda:

quando il Marchionne di turno dirà che per tenersi al passo con gli altri paesi e le
altre industrie gli operai non dovranno mai far pause, dovranno lavorare con una riduzione di stipendio,
tu sarai ancora con Marchionne? Insomma quando ti diranno scegli la prigione di tre metri o di quattro, e bisogna considerare che qui si parla sempre di esistenze umane che hanno una volore inestimabile, tu dirai che la cella di quattro metri non va bene e che serve una di tre per essere competitivi?

Antonio ha detto...

"Razionalizzazione sempre più accurata."! Ciao

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